Fin da ragazzo scopre l'Amore per l'Arte
Antonio Berté nasce a Napoli. Giornalista pubblicista, dott.re in Lettere Classiche. Sin da bambino è attratto dall'arte ed affascinato dalla pittura. Infatti appena puó trascorre il suo tempo presso gli studi dei maestri dell'epoca. E' affascinato dal colore che come lui poi dirá, man mano per magia si materializzava in immagine. Attentamente osserva la loro tecnica, chiede fa domande e copia e ricopia per apprendere la profonditá l'impasto, la prospettiva.
Antonio Berté figlio di Giuseppe
Berté, nasce a Napoli il 6 agosto del 1936 ma all'anagrafe, come era consuetudine per evitare sanzioni per dichiarazioni ritardate, è dichiarato il 10 agosto 1936. Figlio di Giuseppe Berté ed Anna Stanziano. Antonio, detto "Tonino" è primo di quattro fratelli , dopo di lui Gianni anch'egli, pittore conosciuto con lo pseudonimo di Giamberti, Rita, Concetta, detta "Titina". Il Padre Giuseppe Berté, è napoletano. Appartiene alla grande dinastia dei Berté signori d'animo e di fatto, grandi artisti, ma come gli altri segnato dal destino. Infatti resta orfano all'etá di tre anni, cresce in collegio con il fratello. Capitano di Lungo corso, insegnante presso l'allora Scuola Navale dell'Istituto di Portici, Scuola Parificata Cristo Re.
La famiglia ha origini calabre e sicule.
Il ceppo è tra Reggio e Messina. La provenienza è francese. Antonio era nipote di un altro Giuseppe Berté, "zio Peppino", padre di Mia Martini, Domenica Berté, che amava e stimava come cantante e come donna.

La scuola napoletana
A Napoli il giovane pittore vive nella zona dell'Infrascata, quartiere popolare nelle adiacenze di via Salvator Rosa, tra Materdei e il Vomero. Adolescente frequenta gli studi dei maestri Vincenzo Vivo e Francesco di Marino quest'ultimo definito da Antonio Berté - Uomo buono e vero pittore -. Parlerá di lui nella Sabbia del Tempo, opera dedicata a Salvatore Di Giacomo. Francesco Galante é un altro maestro spesso citato. Tra i maestri napoletani a cui era particolarmente legato vi erano Raffaele Barsciglié e Alfonso Grassi; ad entrambi resterá vicino fino alla loro scomparsa. Tiene la sua prima personale a 16 anni nella sacrestia della Chiesa dei Notari a Salvator Rosa.
Artista, Docente, Marito
Diplomatosi, appena ventenne, comincia ad insegnare nel riformatorio Carlo III ed ancora in vari brefotrofi della Campania tra cui l'Istituto Tecnico Cristo Re di Portici. Scrive il critico Salvatore di Bartolomeo - In questo periodo, il dramma dell'uomo diventa insegnamento di vita e si forma l'animo dell'artista -. Successivamente ha insegnato al "Leonardo da Vinci" e all'"Alessandro Volta", tante sono le amicizie che nascono e l'accompagneranno per tutta la vita. Iscritto alla facoltá di Matematica a pochi esami rinuncia alla laurea. Ma di tale materia dimostrerá sempre una grande padronanza e capacitá intuitiva, che lo portava a disquizioni con altri cultori sulla materia. Successivamente il suo amore per la letteratura lo porterá alla laurea in Lettere Classiche. Nel 1960 sposa Livia Langella. Dal loro matrimonio nasceranno tre figli Anna Stella, Giuseppe, Pia.
Il mito antico di Sisifo regola - dunque - la nostra esistenza? Questo Berté non lo dice esplicitamente, ma è innegabile che tutto il suo discorso sulla condizione umana è centrato sulla fatica incessante dell'uomo nel ricercare la certezza (certezza di una verità metafisica? Concretizzazione di uno status socio-economico? Solo l'uno o solo l'altro, o entrambi, che importa!) e nel vedersela sfuggire di mano ogni qualvolta si illude d'averla agguantata. In questa lotta caparbia l'omino è solo. Gli altri sono estranei, perché solitudine ed estraneità regolano i rapporti umani; la scena dove si svolge la vicenda è sempre un mondo fantastico-onirico, sicché se appropriatamente si è parlato per la narrativa di Kafka di "antifiaba", analogamente pertinente ci sembra ci sembra definire, quella di Berté, pittura dell'antifiaba, perché all'elemento fantastico che si accende nel colore, fa riscontro al polo opposto, la condizione dell'omino in perenne ricerca dell'affermazione.
Tra il 60 e il 70 i primi riconoscimenti
Dal 1960 al 1970, Berté si afferma come artista. Quegli anni sono ricchi di mostre, premi, riconoscimenti ed attestati in Italia tra i quali: il primo premio cittá di Napoli con il dipinto Bove al lavoro (1966), la medaglia d'oro al Premio Paestum dell'EPT di Salerno per la pittura (1966); il premio nazionale di pittura Cavalleggeri Aosta medaglia d'argento per l'opera Porto d'Ancona; nel 1970 é Pittore dell'Anno e vince il Trofeo Italia per la pittura; si aggiudica poi il Maggio Romano con la medaglia d'oro dell'Accademia di S.Marco; nel 1971 con il ciclo I Superstiti si guadagna nuovamente il premio Pittore dell'Anno; sempre per I Superstiti riceve da Paolo VI la Medaglia d'oro; nel 1972 l'Oscar per la pittura e ancora il Trofeo Italia.
Le maggiori personali fino al 1970
 
Dal 58 ai primi anni 70 le personali si svolgono a Roma (Galleria Antares), Napoli (Galleria La Barcaccia), Lecce (Galleria Il Sedile), Foggia (Palazzetto delle Arti e Galleria Marconi), Taranto (Galleria Cassano), Firenze (Galleria Michelangelo), Palermo (Galleria del Banco di Sicilia), Catanzaro (Galleria Mattia Preti), Lamezia Terme (Galleria Terina), Varese (Galleria La Bilancia), Merano (Galleria L'Ancora), Salerno (Galleria Castellano), Cosenza (Galleria La Bussola), Jesi (Galleria La Cornice), Matera (Galleria Scaletta), Cagliari (Galleria Porta d'Oro), Milano (Galleria Schettini 2) dove per la prima volta incontra Massimo Campigli, di cui amava il ricordo. Infatti due sono i personaggi che hanno accompagnato sempre, le sue personali e i libri collegati ai cicli pittorici, Massimo Campigli e Renato Guttuso. Estimatore della musica classica e dell' antica canzone napoletana, amico dei grandi maestri Roberto Murolo, Nunzio Gallo, Carlo Missaglia e tanti altri. Spesso ha illustrato le copertine dei loro album o talvolta composto parole per la musica. Nel 1967 e nel 1969 ha illustrato per televisione canzoni del Festival della Canzone Napoletana vincendo il primo premio del concorso di pittura collegato con il quadro della canzone Freva 'e gelusia (1967).
Torre Caselli cenacolo d'arte e cultura
Nel 1969 trasferisce l'abitazione e lo studio a Torre Caselli, villa di campagna dei Marchesi Caselli, nella zona dei Colli Aminei.
Quel luogo diventerá un Cenacolo dell'arte e della Cultura vi saranno ospiti tra gli altri Domenico Rea, Michele Prisco, Emilio Notte, Vittorio Como, Aldo De Francesco, Nello Pandolfi, Aldo Angelini, Amedeo Clarizia, Alfredo Schettini, Antonio e Rosalba Pecci, Roberto Murolo, Nunzio Gallo, Albino Froldi, Gabriele Zambardino, Carmine Vitagliano, Gaetano Palisi, Aristide La Rocca, A. Cantalamessa, Michele Loria, Silvio Mastrocola (sará proprio l'amico Silvio a tenere il discorso commemorativo organizzato,dalla famiglia, nella sala di S.Chiara a Napoli,il 17/10/2009,a tre mesi dalla scomparsa). La moglie Livia insegnante vi aprirá la Scuola Apollo 11. La firma dell'artista sulla facciata é tuttora visibile sebbene l'edificio sia in rovina. Molte storie si ascoltano su quella casa, che non era di sua proprietá come molti credevano, gioco forza, fu costretto a lasciarla come abitazione poco dopo il terremoto del 1980, lo studio vi resterá fino all'inizio degli anni 90. Una cosa é certa l'artista amava molto quella casa e poichè anche le case hanno un'anima,la casa amava lui.

Dal 1988 la sua abitazione sará
al centro del Vomero
Dal 1988 abiterá a via G.Lorenzo Bernini n.45, l'ultimo studio é sito nell'abitazione,dove risiede la moglie Livia. La coppia molto unita,avrebbe compiuto 50 anni di matrimonio nel 2010. La casa è l'espressione dell'artista,con le sue opere, le sue onorificenze, i tanti libri, il suo pianoforte, il suo cavalletto con su l'ultimo quadro incompiuto e l'ultima tavolozza.
La sua attivitá di giornalista
In questo periodo, dal 1970 circa ha iniziato a collaborare con la rivista trimestrale di arte, cultura e scienza Tempo Nuovo il cui direttore era Luigi Santucci. Nella seconda metá degli anni settanta divenne responsabile di tale rivista, le cui illustrazioni inerenti ai diversi articoli riportavano graficamente le sue opere. Spesso da tale rivista tuttora sono prese le immagini di sue opere e utilizzate in testi scolastici tra cui Impius Miles ed altre antologie in uso per le scuole medie di primo e secondo grado per lo piú edite dalla casa Editrice Ferraro. Ha partecipato alla rivista letteraria Contenuti edita a Cosenza e curata dal suo caro amico,professore,scrittore,letterato e giornalista Giuseppe Leonetti Micera. (Molte recensioni,dell'amico Leonetti Micera,sono riportate nelle pubblicazioni dell'artista.) Entrambi dalla seconda metá degli anni settanta crearono e diressero, la rivista settimanale Il Gruppo sempre edita a Cosenza.

L'Arte Sacra
Particolare attenzione l'artista ha dedicato all'Arte Sacra. Ha partecipato a numerose edizioni della Biennale di Arte Sacra con il riconoscimento di essere tra i primi interpreti di tale arte. Nel 1975 sempre alla Biennale d'Arte Sacra sará vincitore col "Primo Premio assoluto". Nel 1971 riceve la medaglia d'oro ed una benedizione particolare da Papa Paolo VI per il messaggio umanitario espresso nell'opera I Superstiti. Nel 1983 riceve la Medaglia d'oro di Giovanni Paolo II per un'altro riconoscimento alla XII Biennale d'Arte sacra. Successivamente, parteciperá ad essa in varie forme ed espressioni per tutta la vita. Mettendo spesso la sua opera a disposizione dell'umanitá, è stato l'autore del manifesto per la giornata Missionaria Mondiale del 1972. Ha fatto parte del Movimento Artistico Terzo Mondo (MATM) collegato alle attivitá missionare del PIME. Ha dipinto la Pala d'altare della Chiesa di S.Maria del Rosario a Fuscaldo Marina (CS) e successivamente una seconda opera L'Ultima Cena. Entrambi i dipinti sono tuttora visibili nella Chiesa. Una crocifissione ,che fa parte della collezione del Vaticano fu donata a Papa Giovanni Paolo II in occasione della visita di sua Santitá all'Ospedale Cardarelli per la giornata dell'ammalato. Fa parte della pinacoteca dedicata a Padre Pio di S.Giovanno Rotondo, l'opera intitolata "Il Martirio Continua".
I suoi dipinti sono stati spesso destinati ad opere di beneficenza. Autore della "Maternitá" per il Centro Aiuto Vita (CAV) di Napoli creata per la celebrazione dei primi otto bimbi nati e battezzati nella Basilica di S.Chiara, ha fatto parte anche come componente della giuria del premio Nazionale dell'MPV Concorso Nazionale Europeo per le scuole e le universitá. Tra i personaggi che hanno ispirato la sua arte, le figure di Padre Pio e Giovanni Paolo II. Nel 2001 è stato il Pittore dell'anno per la pubblicazione di Arte Sacra Internazionale della Basilica di Pompei dedicato a Bartolo Longo.

La genesi delle sue Opere
A partire dal 1970 Berté ha iniziato a produrre opere pittoriche, o personali tematiche, frutto di un profondo studio, sugli autori e sulle loro opere (letterati, musicisiti, filosofi, o grandi uomini del nostro tempo o di epoche passate), il cui messaggio Umanitario è giunto fino a noi ed è tuttora attuale. Tale studio approfondito sfociava in una lettura creativa in chiave pittorica ed in una personale inaugurativa, che si sarebbe ripetuta con nuove opere per diversi anni in localitá diverse e spazi espositivi diversi, dando così vita ad un "Ciclo Tematico", poiché, l'impegno nello studio, l'immedesimazione dell'artista nel pensiero dell'autore, la sua espresssivitá artistica, necessitava di continuare ad evolversi, in rapporto allo studio e all'amore profuso, quasi una sorta di Inizio e di Fine che poteva essere successivamente ripreso negli anni, con modalitá e approcci completamente diversi. Tali cicli erano comunqe intervallati da altre mostre su svariati temi. Sembra come diceva il grande Critico d'arte, Piero Girace, :"Bertè non puó stare senza dipingere" , e alla domanda quando l'incontravi,di cosa si stesse interessando, ti rispondeva sempre un po timidamente e sorridente: "Sto preparando una Mostra". I cicli si configurano come interpretazioni originali di autori, personoggi o eventi passati o contemporanei. Ogni ciclo spazia su un periodo di tre, quattro o piú anni, suddivisi in una prima fase di studio e una seconda in cui il ciclo, ogni volta arricchito da nuovi dipinti, è presentato in diverse mostre. E' da notare come i cicli si sovrapposero alla sua produzione di opere pittoriche "tradizionali" (o comunque non inserite in un ciclo) quali nature morte, marine, ritratti, paesaggi, soprattutto volti di alcuni personaggi celebri come Totó, Edoardo ed Anna Magnani, che continuó incessante essendo l'artista molto prolifico (una valutazione conservativa stima a circa 3000 il numero di dipinti prodotti).

I grandi Cicli Tematici
Nel 1970 dopo una serie di riconoscimenti comincia il suo primo vero Ciclo Tematico legato alla letteratura, con l'illustrazione dell'opera di Federico Garcia Lorca. la personale fu curata in collaborazione con la Spagna,la famiglia Lorca, e si tenne all'Istituto di Cultura Spagnola "Santiago" di Napoli, con il nome di Omaggio a Federico Garcia Lorca, nel catalogo ogni dipinto è associato ai versi del poeta con una scelta precisa, costituendo un percorso nell'opera di Lorca illustrato e spiegato per mezzo della pittura. Nella prefazione dell'Omaggio Carlo Bo scrisse: Mi sembra che il pittore... abbia colto gran parte della poesia di Lorca o, per meglio dire, sia entrato direttamente nel cuore del grande poeta [...]. Le poesie, i commenti, le recensioni sono poste nella pubblicazione nelle due lingue italiano e spagnolo. L'artista introdusse l'Opera con una frase di F.G.Lorca...Saró sempre dala parte di coloro che non hanno nulla, a cui viene negata persino la tranquillitá di quel nulla .... Questa citazione spesso accompagnerá ed introdurrá altre opere tematiche. Scrive Antonio Berté come introduzione alla sua opera:
Non è stato un pretesto per me affrontare Garcia Lorca per recuperarlo, nel solito e ricorrente omaggio. Con sentimento e coscienza ho cercato di chiarire con lui i motivi piú tremendi e piú banali del nostro tempo.

L'anno successivo, 1971, con una personale alla galleria l'Isolotto di Napoli, fu presentato il ciclo I Superstiti. Ciclo dedicato alle grandi personalitá del XX secolo il cui messaggio umanitario è sopravvissuto a loro ed è giunto fino a noi. Anche in questo caso ogni dipinto è accostato ad una frase o un verso. Le opere del ciclo dei I Superstiti furono esposte in tutta Italia tra cui Palermo al Teatro Massimo. Palermo diventerá una cittá molto amata dall'artista, per le sue affinitá con Napoli.
In seguito l'artista ha dipinto i seguenti cicli:
- Il Manzoni di Antonio Berté
- Sassi e Nuvole - Matera, Galleria Scaletta
- Commento a Kafka di Antonio Berté
- L'Olanda di Antonio Berté - Amsterdam, Galerie Tardy
- Trenta dipinti per Umberto Giordano - presentato a Foggia
- Viaggio Impossibile - presentato a Milano, La Prora
- Se proprio tu la Terra Promessa? - New York
- Se proprio tu la Terra Promessa? - Wellington e Auckland, Nuova Zelanda
- La Parigi di Antonio Berté
- Kunst und Theatre - dedicato a Edoardo e Pirandello - Stoccarda
- La Morte di Pietra - presentato a Napoli, S.Chiara e poi in altre cittá
- Terra di Nessuno (I)
- Terra di Nessuno (II) - presentato a Foggia
- Terra di Nessuno - Giappone
- La Sabbia del Tempo - dedicato a Salvatore di Giacomo
- Omaggio a Totó
- Alle cinque della sera - II ciclo di serigrafie dedicato a F G Lorca;
- Alle cinque della sera - Omaggio interculturale, Spagna
- La Divina Commedia - Icone
- Itinerari dell'Anima
- L'Infinito - dedicato a Giacomo Leopardi
Tra questi il ciclo de La Morte di Pietra, una serie di dipinti ispirati al terremoto dell'Irpinia 1980, fu realizzato col Patrocinio di Comuni, Regioni e Ministero dei Beni Culturali ed esposto nella basilica di Santa Chiara a Napoli, al Palazzo Reale di Caserta, al museo di Avellino, a Salerno, e al teatro Massimo di Palermo.
Ha continuato sempre ad interpretare in modo originale l'arte di Totó, della Magnani, di Edoardo. Uno studio particolare è stato dedicato alla regione Basilicata con la mostra Sassi e Nuvole (Matera, Galleria Scaletta).
Un ciclo a parte hanno rappresentato gli Argenti di Antonio Berté, cominciato con l'Uno A Erre, al termine del contratto l'artista per suoi motivi decise di non rinnovarlo, ma continuo' a dipingere sull'argento per tutta la vita, poiché tale elemento ben si sposava con la sua pittura, creando un connubio tra il colore stesso dell'argento e le sue sapienti pennellate..
I Murales
I Murales di Antonio Berté sono presenti in diversi regioni. Tra queste in Campania a Montesano sulla Marcellana ed in Calabria a Diamante e Cetraro.

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